
Frida: Buongiorno Nico, hai visto? non si attenua la campagna in corso verso quei contradaioli delle sedici contrade che, non avendo vinto il Palio, invece di stare “zitti e boncittini”, avrebbero l’ardire di “lamentarsi col mossiere o coi fantini”…
Nico: Si, non mancano neppure i sonetti satirici che riprendendo la cantilena che non ci sono più le stagioni di una volta, al grido di “Ormai ‘un è più il Palio di una volta” vorrebbero vietare di parlarne a prescindere dai toni, dai contenuti, dalle intenzioni…
Frida: Una posizione che, più che tradizionalista ad oltranza, si potrebbe definire “negazionista”: tutto va bene, madama la marchesa, come si diceva una volta.
Nico: E così noi, invece di sta’ zitti zitti, se ne parla quanto ci pare, ma, mi raccomando, a voce bassa, toni sommessi, e che non esca fuori niente. Io intanto, ti dico subito che, da quando la mossa — e sono anni e anni — è diventata così complicata e determinante, vedere il Palio da piazza è un vero tormento. Un’ora senza vedere e capire niente di quello che succede per migliaia di senesi e di turisti che non si possono comprare il posto in palco, né godere dei vantaggi delle autorità.
Frida: Ecco, lo vedi, hai bell’e cominciato a lamentarti. Vergogna!
Nico: Per forza, da piazza s’è aspettato quasi un’ora una mossa che… da lì nemmeno si vede, forse qualcosa dall’angolo su di S.Martino, ma parecchio lontano… a Palio vinto, poi, si vedeva scorrere sulla folla la testa del cavallo del Nicchio ancora al galoppo e d’improvviso è sparito lui e lo zucchino del Tittia. Che era successo? Boh. Sembra la canzone di Jannacci di quello piccino piccino che non riusciva a vedere il “Giudizio di dio sui carboni ardenti” e era anche parecchio incazzato, ma nessuno gli diceva di stare zitto. Dopo, a casa s’è visto il “VAR”, da ogni angolazione…
Frida: Bel casino … il mi’ nonno racconta che i contradaioli sono sempre scesi nel tufo tra i cavalli a prendere il Cencio, ma erano qualche decina e accosto agli steccati pe’ ‘un non fassi buttà giù da’ cavalli. Ora s’è visto una folla di sciagurati tutti nel mezzo a corsa cieca… Ci poteva scappa’ il morto…
Nico: Anche te ti lamenti? Invece è andato tutto bene perché l’Assunta, invece di vendicassi della pittrice, ci ha messo una manina. Speriamo serva da lezione perché non credo che sia facile applicare sanzioni al divieto già previsto.
Frida: E la mossa? Non se ne dovrebbe parlare, lo so, ma io penso che, se si sta tutti zitti, si fa del male al Palio.
Nico: La mossa è stata criticata, ma parecchi dicono che il Palio è sempre stato così, i patti vietati, i fantini che fanno come gli pare, gli sbagli del mossiere, chi perde non cogliona, rispetto per chi vince …
Frida: Rispetto? ovvio. Ci mancherebbe anche questa. Forse bisognerebbe far decantare la cosa e riparlarne dopo l’inverno.
Nico: Ma tra noi si potrà parlare, no? E poi qui non ci sente nessuno. Si dice quello che ci pare … Lo sai cosa? Quello che mi convince meno è che il Mossiere avrebbe sbagliato. E magari avrebbe sbagliato anche a luglio. Sbaglia e … lo riconfermano. Chi ricorda che c’è un regolamento viene zittito con la solita frase che, alla fine, al Palio, tutto è permesso…,
Frida: Si, meglio Palaia ! (1) Il Palio è un aggeggio delicato, ha meccanismi, tempi, equilibri consolidati nella tradizione da rispettare, si può aggiornare con prudenza, ma non tollera forzature.
Nico: Dove vuoi arrivare?
Frida: Aspetta, ti fo una domanda preliminare. C’è una stima approssimativa di quanto costa un Palio oggi rispetto a cinquanta o cent’anni fa? Perché qualcuno ha fatto due conti e le voci girano. Non se ne deve parlare? Non sarei d’accordo. Dunque, le stime approssimative sono che ogni contrada che corre spende tra 150mila e 300mila a palio, mentre le contrade che tirano a vincere mettono in partenza da 400mila a 700mila. Anche se non corri spendi per fermare l’avversaria e i soldi vanno sempre e comunque ai fantini, anche a quelli che rimangono, per un qualche motivo, “a disposizione”, in tutto una venticinquina di professionisti che lavorano per un giusto compenso. Insomma, per farla breve, ogni Palio muove tra i 3 e i 4 milioni di euro.
Nico: Eh sì, le cifre sarebbero queste, sono stime approssimative, ma credibili. Ora la questione è: tutti questi soldi vengono dalle cene e dai contributi dei contradaioli? Mah! Non ci saranno interessi esterni? Altra domanda: quando si maneggiano soldi in contanti è proprio da escludere che qualcosa non resti attaccata alle mani? Può succedere e in qualche Contrada ne sanno qualcosa … Ma non abbiamo risposte, non lo sappiamo, non lo possiamo sapere e non lo sapremo mai per la semplice ragione che le Contrade, che sono soggetti privati, non hanno obblighi di trasparenza.
Frida: Aspetta… sulla natura privata delle Contrade ci sarebbe da discutere perché c’è uno studio ufficiale del 1982 di Marco Comporti che concludeva rilevando che le Contrade hanno un territorio fissato per legge dal Bando di Violante di Baviera nel 1730, tuttora vigente, svolgono funzioni pubbliche delegate dal Comune, hanno un patrimonio storico-artistico vincolato come gli enti morali, alcune hanno il riconoscimento canonico come oratorio. E poi hanno un popolo che elegge i suoi rappresentanti e vota in assemblea. Perciò le contrade non sono semplici associazioni non riconosciute, come sarebbe. per dire, la Tuberosa, ma enti giuridici territoriali…
Nico: E dunque?
Frida: E dunque le Contrade hanno una natura speciale, hanno una funzione sociale che riguarda sì la gestione del Palio, ma anche di una comunità di persone. Le Contrade, come il Palio, sono, nel linguaggio attuale, “beni comuni” e hanno oggettivo interesse ad una gestione limpida e cristallina e anche a contrastare o meglio prevenire veleni e sospetti cominciando col riflettere sul contenimento delle spese pazze cui siamo arrivati per l’ingordigia dei fantini… pagati come cantanti o calciatori. Certo, se non se ne deve parlare…
Nico: Messa così, Comune, Contradaioli, cittadini, Dirigenze di contrada, tutti avrebbero interesse a che le Contrade tutelassero la propria immagine con una autoregolazione autonoma prima che il gigantismo economico-finanziario possa produrre effetti nefasti. Del resto le Contrade hanno sempre dimostrato nel corso dei secoli di sapersi autoamministrare e autoregolamentare…
Frida: Ormai s’è cominciato e bisogna andare avanti … ma, in concreto, secondo te che potrebbero fare?
Nico: Per esempio potrebbero costituire degli organismi collegiali interni tenuti alla riservatezza cui sottoporre i rendiconti economici reali per l’approvazione. Potrebbero adottare codici di comportamento, fissare regole d’ingaggio dei fantini, ricercare e formare nuovi e giovani talenti per introdurre meccanismi di concorrenza, ridurre la tendenza al familismo e alla successione ereditaria… Insomma fare qualcosa per allontanare i sospetti (che girano) di soldi che vanno e che vengono …
Frida: E che hanno raggiunto una dimensione francamente troppo vistosa, ingombrante, insopportabile. Poi il Magistrato potrebbe promuovere e coordinare queste azioni. Sarebbe bello, dai, non una legge calata dall’alto, non provvedimenti esterni. Le Contrade hanno problemi? le Contrade li risolvono. E acquistano prestigio e credibilità.
Nico: Si, però bisogna smettere di stare zitti. Anch’io penso che questo sia l’unico modo per uscire da una situazione in cui si fa finta di non vedere senza considerare i pericoli incombenti. Senti, invece che mi dici del Mossiere? E’ vero che è un pubblico ufficiale?

Frida: Volendone parlare, tra noi beninteso, bisogna dire subito che il Mossiere non è un pubblico ufficiale ma un “incaricato” — dal Comune — “di un pubblico servizio”. In verità per quanto ci interessa non cambia molto. Riassumiamo. Il Comune è il titolare unico del Palio e agisce con i suoi organi ufficiali, sindaco, giunta… utilizzando le storiche Contrade, enti giuridici territoriali con alte funzioni sociali. Il Comune incarica tecnici, veterinario, pittore del drappellone e, il più importante direi, il Mossiere, il quale, come ogni incaricato di un pubblico servizio deve svolgere il suo compito applicando rigorosamente le normative regolamentari. Le sta applicando? Roberto Barzanti (era sindaco nel ‘72 quando si fecero le Norme integrative all’art. 65 del regolamento), ha scritto ora su Oltre il ponte, nuovo giornale on line, queste parole che ti leggo pari pari dal cellulare:
…”si nota una degenerazione perversa. Infatti soprattutto le mosse che chiamerò di tipo Bircolotti, quasi per prassi acquisita, si svolgono con il fantino della decima Contrada che si aggira a pochi centimetri dal verrocchino perlopiù ballettandoci in prossimità un po’ fuori e un po’ quasi dentro .. magari fianca subito dopo che un fantino si è assunto il compito di stabilire lui il momento decisivo … rari sono i richiami per ottenere un decente allineamento. Frequente è che si veda spadroneggiare molto a lungo chi vuole essere protagonista nel dare il via alla carriera provocando così un’estensione cronologica piena di rischi e certo nociva ai cavalli che si dice di curare con attenzione. Il meccanismo, al di là dei sospetti che può più o meno fondatamente suscitare, contribuisce indubbiamente a innalzare i compensi dei patti proibiti ma ben attivi e non soltanto per chi abbia sfruttato la posizione di rincorsa con un trattamento di favore non certo gratuito. Non si può far durare un gioco così pericoloso sfiorando addirittura la durata di un’ora … di fatto la rincorsa … è soppressa…desidero solo invitare ad una riflessione che non permetta al Palio di incamerare un vizio indegno di una sfida che tra astuzie e abilità, tra Virtù e Fortuna, deve giocarsi consentendo parità e correttezza alle dieci protagoniste…
Nico: Oddio, qui però si parla… Si dice di “sospetti che può fondatamente suscitare”… si ricordano “parità e correttezza” tra le Contrade .… Sono belle parole, intanto però la decisione del mossiere, anche se avesse violato questi principi, resterebbe sempre inappellabile e insindacabile!
Frida: Esatto. E deve essere così necessariamente, per dare certezze a tutti e specie alla Contrada che ha vinto. La regola della definitività assoluta della decisione del mossiere è fondamentale per il Palio, ma comporta anche una maggiore responsabilità proprio per lui, per il Mossiere.
Nico: Ho capito, ma non si può fare niente…
Frida: Confermo, non si può e non si deve. La mossa c’è stata, una Contrada ha vinto e non si discute. Qui davvero si deve stare zitti. Però…
Nico: Però?
Frida: Però nessuno può considerarsi al di sopra della legge per violarla impunemente. Il mossiere gode di un potere di discrezionalità tecnica insindacabile, salvo che sia abnorme, cioè viziato da dolo o colpa grave: in altri termini non è in colpa se abbassa il canapo quando i cavalli non sono perfettamente allineati perché quella è la sua libera valutazione; invece può essere in colpa grave/dolo se viola platealmente il Regolamento. Ti faccio un esempio e mi dici se ti torna: colpa grave potrebbe esserci in caso di violazione di una regola procedurale inderogabile come abbassare il canapo col barbero di rincorsa ancora fuori dal canape, oppure senza aver richiamato due volte l’allineamento come impone l’art. 48. Invece disparità di trattamento dolosa potrebbe essere quella di tenere volutamente il canapo alto per favorire la rincorsa di una Contrada oppure abbassarlo per penalizzarne un’altra. Qui si entrerebbe nel dolo cioè nella cosciente volontà di … anche nella forma del cosiddetto dolo eventuale…
Nico: Interessante Frida, molto interessante. Ma perché non lo dice nessuno?
Frida: Vedrai, se si deve sta’ zitti zitti… Come dicevi prima: nel Palio tutto è concesso… E nessuno se la sente di porre ufficialmente il problema. Ma potrebbe rivelarsi un errore.

Nico: Se ho capito bene: 1 — la mossa è valida se il mossiere la giudica tale e non può né deve essere altrimenti; 2 — i fantini fanno quello che più conviene a loro e non gli si può chiedere di preoccuparsi del futuro 3 — onore e gloria sempiterna alla contrada che ha vinto; 4 — chi perde non cogliona; 5 — i ripurgati zitti e a letto…. Tutto bene. E, però, se vogliamo bene al Palio e lo vogliamo difendere e salvare, il Mossiere, anche se piace tanto ai capitani così com’è, deve applicare il regolamento e non può fare ciò che vuole.
Frida: Alcuni hanno interpretato le critiche nel senso che si intenderebbe colpevolizzare il Tittia. Ma non può essere così. Il Tittia è un professionista e vive (sembra bene) del suo lavoro, sarebbe buffo imputargli la violazione di regole che spetta ad altri di osservare: se cambia posto e non viene mai richiamato, non puoi dare la colta a lui. Lui tira a vincere, ovvio.

E si apre così il tema delle dirigenze di contrada. Anche qui, nel tempo, è cambiato qualcosa, non credi? Priori e capitani di una volta erano personaggi di elevata condizione sociale, che volevano apparire mecenati e ci mettevano del loro aprendo il portafoglio perché volevano essere al di sopra di ogni sospetto, oggi i capitani sono gente normale, ceto medio…
Nico: … tutte persone per bene in qualche modo costrette a maneggiare tutti quei soldi e facili bersagli di maldicenze. Se si vuole bene al Palio e alle Contrade, bisogna rifletterci, bisogna parlarne, bisogna trovare dei correttivi e, prima di tutti, ci dovrebbero pensare i diretti interessati.
Frida: Abbiamo immaginato proposte e interventi mirati, autonomi e anche delicati. E io sono d’accordo. Però ho fatto un sogno e ora te lo racconto. Un bel giorno, stanchi di dare soldi ai fantini, le Contrade decisero di far vedere a tutti che si poteva fare a meno di loro e proposero al Comune un Palio straordinario per gli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi (così nessuno si poté lamentare dell’immagine delle Madonne). E ricordandosi che le corse alla lunga dal 600 al 1874 non montavano fantini, chiesero di farlo “alla lunga” ma trasferito nel Campo coi soliti tre giri. Così misero tra i canapi diciassette cavalli scossi con le loro belle spennacchiere e le gualdrappe coi colori delle contrade e fecero scoppiare qualche colpo di mortaretto. Partirono (quasi) tutti, nessuno si fece male, la corsa fu entusiasmante. Naturalmente vinse la mia contrada e tutti festeggiarono felici e contenti. I fantini capirono e abbassarono un tantino la cresta.
Nico: Te sei matta, te lo dico io, ma proprio matta da legare …

E ora basta! S’è detto anche troppo.
Visto che l’osservazione sui sonetti satirici si tiferisce chiaramente a me respingo fermamente al mittente l’accusa di voler impedire che si parli di certi argomenti.
La satira è satira, è un modo garbato di commentare la cosa.
Io provo a dire in 14 versi quello che gli altri dicono in centinaia di righe.
Mi meraviglio davvero che questo Nico (o chi per esso) mi accusi di tali… nefandezze😀
Quanto al Palio smetto di discuterne se non coi sonetti. Abbiamo visioni molto diverse dal punto di vista storico. Essendo cresciuto con i parenti che i partiti li facevano (anche uno zio capitano) vi assicuro che il Palio non è mai stato una corsa…regolare e che intrighi e maneggi ci son sempre stati anche più di ora. Certo prima non c’erano le moviole e non c’erano commenti di massa sui social e quindi si sapeva e non si sapeva.
Chiudo parlando di omertà e di complice silenzio stampa che prima c’era molto meno.
La settimana scorsa una contrada durante il giro annuale ha…saltato una contrada da sempre amica.
Nessuno ha ufficialmente spiegato il perché. Nessuno ha visto il barbaresco di una contrada che usciva tenendo il cavallo alle redini assalito da una decina di contradaioli picchiato e preso a calci anche quando era già a terra? Ecco picchiare un barbaresco mentre porta via il cavallo da Piazza non lo avevo mai visto. Nè avevo visto tanta corale omertà.
Vi saluto se volete vedere altri miei commenti leggete i miei pericolosi sonetti che pubblico sui social
Ciao Francesco
Nico e Frida ci fanno sapere che risponderanno al commento di Francesco Burroni dopo essersi debitamente consultati (!!??). Intanto abbiamo visto che un altro Francesco si è espresso a favore della tesi che “il Palio è sempre stato così”. Si attendono altre adesioni, magari brevemente motivate. Grazie