
E’ questo il futuro? Forse sono tutti d’accordo per cercare di impedirlo. Eppure, per chi pensa che per qualsiasi cosa ci siano soluzioni semplificate c’è un’amara sorpresa: non è così. Che vuol dire? Vediamo.
Il verde, dalle siepi ai grandi alberi, ai prati, costituiscono superfici di gran lunga più efficaci nel mitigare la calura estiva, grazie alla già citata “evapotraspirazione” (l’acqua che evapora soprattutto grazie all’effetto dell’azione degli organismi).

Ma uno studio dell’Università di Manchester (nota 1) evidenza come lo stress idrico (bassa disponibilità di acqua nel suolo dovuta a carenza di precipitazioni per lunghi periodi) possa influenzare largamente l’effetto di raffrescamento.
Secondo i ricercatori anglosassoni, i prati urbani di Manchester rischiano di passare, a causa del cambiamento climatico, da una condizione di basso stress idrico a una di stress frequente e prolungato, con una conseguente riduzione della loro capacità di raffrescare la città se non si adottano misure di adattamento (irrigazione, cambio di gestione o di tipologia di verde). E se funziona per i prati di Manchester…
Guardando agli alberi, invece, uno studio realizzato sulla città di Zurigo

e pubblicato su Nature (nota 2), mostra che piante urbane e suolo umido riducono lo stress da calore, soprattutto in zone non troppo dense. Ma in caso di ondate di calore o in zone più densamente edificata gli effetti vanno scemando con una perdita di efficacia che può essere compensata ma non evitata tramite irrigazione, pacciamatura ed altre strategie. Questo è legato a meccanismi di autoprotezione degli alberi che riducono l’evapotraspirazione e di conseguenza i suoi benefici effetti. Insomma, quando ci sarebbe
più bisogno di loro, anche gli alberi fanno gli egoisti…
Che l’effetto del verde sia però efficace è un dato di fatto. Uno studio su 110 città pubblicato su Communications Earth & Environment – sempre della famiglia editoriale di Nature (nota 3) — evidenzia come gli alberi riducano la temperatura percepita fino a 12°C, mantenendola sotto i 26°C nell’83% dei casi grazie a ombra ed evaporazione. L’efficacia varia in base al contesto climatico: nei climi temperati è ideale un mix di specie, mentre in quelli aridi è preferibile puntare su alberi sempreverdi.
Sarebbe interessante e utile misurare un po’ meglio questi effetti, magari attraversando quartieri a diversa alberatura e misurando la variazione di temperatura. Se qualcuno di voi va in bicicletta

sa benissimo che, spostandosi con questo mezzo, è facilmente percepibile “a pelle” se la temperatura salga o scenda. Sicuramente i ricercatori dell’Università del Wisconsin usano la bici per spostarsi ed hanno avuto proprio la medesima idea. Nel loro studio del 2019, pubblicato su PNAS — Proceedings of the National Academy of Sciences (nota4) – hanno montato sensori su delle biciclette e le hanno fatte spostare su percorsi di 7 km misurando la temperatura ogni 5 metri e relazionando l’andamento delle temperature con i parametri “verdi”. La sintesi si può riassumere in 3 punti chiarissimi:
- durante il giorno la temperatura dell’aria varia ampiamente all’interno di una città, con oscillazioni medie di 3.5°C
- gli effetti di raffrescamento incrementano in maniera esponenziale una volta che la copertura delle chiome degli alberi supera il 40%
- il massimo effetto di raffrescamento, ovvero la massima mitigazione dell’effetto “isola di calore”, si ha combinando la copertura con le chiome degli alberi con superfici permeabili applicate su blocchi di 60–90 m (il tipico isolato statunitense)
Ci sembra dunque evidente che:
- il problema c’è, e l’abbiamo sentito, e misurato e pure sofferto tutta l’estate le soluzioni ci sono, ma diffidate delle ipotesi fatte “a pane e salame”
- gli alberi possono abbassare la temperatura ma devono essere pensati, selezionati, progettati e manutenuti magari abbinati a suolo permeabile e ad un’adeguata gestione idrica è necessaria una lunga e profonda programmazione territoriale, seriamente fondata scientificamente, decisa a proporre soluzioni concrete ed efficaci
- sono senz’altro ipotizzabili progetti pilota parziali e localizzati, ma sempre in un’ottica ampia, seria e concreta con un orizzonte temporale adeguato.
Due petunie nell’aiuola della rotonda sotto casa — insomma — possono deliziare lo sguardo. Non possono fare altro e lo fanno finché non seccano.
* * * *
E, fin qui si è parlato di soluzioni semplici a problemi complessi… Ma c’è di peggio, molto peggio, per esempio la mistificazione propagandistica interessata per ragioni di potere: ce ne dà una prova il Comune di Siena che patrocina ed ospita la presentazione di un libro “in tema green” (con tutti i colorini del caso) prevista per l’11 settembre; un libro che, a prima vista ci aveva, francamente, incuriosito.

A prima vista. Poi basta andare a cercare qualche recensione e si trova questa cannonata
Un’offesa al senso stesso di ragione: la scienza svenduta all’assurdo.
Quando una persona che non capisce ciò di cui vuole parlare, non si limita a parlarne, ma ci scrive anche un libro, il risultato è questo: un volume politicamente orientato ( a partire dall’editore, fino alla prefazione…) che fraintende pericolosamente scienza e ideologia, facendo prevalere l’indimostrato e l’indimostrabile, su lustri, decenni di ricerche scientifiche e indagini condotte con metodo. Un tentativo maldestro, malriuscito ma — ovviamente — sponsorizzato dal potere politico a cui fa comodo negare l’esistenza di cambiamenti climatici di origine antropica e il valore stesso della cultura. Non è un libro: è un esempio di come arrabattarsi senza arte né parte in ciò che non si conosce. Se esiste un dio che giudichi la verità, di fronte alla mistificazione, che riporterà al livello che le spetta la cultura scientifica, contrapposta alla propaganda populista, questo libro (libro? mah… non merita neppure il titolo) sarà il primo a dover rendere conto dell’insussistente vuoto e delle menzogne che diffonde. Non fatevi fregare.
Più chiaro di così.
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FONTI
- (1) Modelling water stress to urban amenity grass in Manchester UK under climate change and its potential impacts in reducing urban cooling https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1618866713000319
- (2) Impact of soil moisture content on urban tree evaporative cooling and human thermal comfort https://www.nature.com/articles/s42949-025-00220–0
- (3) Cooling efficacy of trees across cities is determined by background climate, urban morphology, and tree trait https://www.nature.com/articles/s43247-024–01908‑4
- (4) Scale-dependent interactions between tree canopy cover and impervious surfaces reduce daytime urban heat during summer https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.1817561116
Qualcuno ci chiede: ma, siete già al settimo articolo, dove volete andare a parare con questa infinita campagna che avete ordito?
Seguite le prossime puntate. Ormai siamo un pezzo avanti…
La Redazione