Se la trasmissione del calore avviene attraverso la superficie, le caratteristiche che questa assume influenzano direttamente il fenomeno. Una di queste caratteristiche si chiama albedo (quantità di luce solare riflessa) e, anche se in pochi conoscono questa parola, tutti sanno che d’estate ci si veste di chiaro perché gli abiti scuri “attirano” il caldo. Strade, piazza e palazzi fanno altrettanto e, infatti, nelle calde isole del mediterraneo, come in larga parte del meridione d’Italia, le case sono dipinte di bianco.

L’altra importante informazione, appresa anche grazie alla nostra puntata prima #1, è che la copertura vegetale, un po’ per l’ombra, un po’ per l’uso dell’energia solare per i processi fotosintetici, un po’ per l’evapotraspirazione (perdita di vapore acqueo per normali processi biologici), produce zone più fresche rispetto a quelle prive di copertura vegetale.
Ma allora, dai!, è semplice! Via tutto l’asfalto, via le pietre, bosco ovunque! Vien da ridere pensando al famoso paradosso dello scrittore francese Alphonse Allais che ci siamo fatti rappresentare in vignetta dall’intelligenza artificiale.

La realtà dei fatti, al di là delle battute, rimane la stessa: come riportare la città ad essere in qualche modo più simile alla campagna?
La prima soluzione si chiama depaving (depavimentare) e consiste nel rimuovere asfalto e cemento per riportare superfici a suolo naturale, innescando innumerevoli benefici:
Risposta climatica: si abbatte la temperatura e si diminuisce l’effetto “isola di calore”
Aumento della permeabilità: si permette all’acqua di infiltrarsi, raggiungere le falde e rallentare la corsa (pericolosa!) verso i corsi d’acqua
Supporto alla biodiversità
Utilizzo virtuoso del suolo “vivo” come trappola di carbonio

La sostituzione con suolo vivo è ovviamente la migliore alternativa, ma il progresso sarebbe già importante anche solo sostituendo l’asfalto con superfici drenanti che, in funzione del modello, lasciano anche crescere un minimo di vegetazione. Forse occorre più manutenzione, ma i benefici sarebbero senz’altro superiori.

Il depaving è utopia? Ma chi mai lo farebbe?
Ecco, a Milano stanno lavorando su diversi quartieri con l’obiettivo di rigenerare 100.000 mq di superficie, a Roma sono emblematici gli interventi di via Ipponio e di piazzale Clodio; e questo solo in Italia. Portland, negli Stati Uniti, ha iniziato il depaving nel 2008, distinguendosi come vera e propria città pioniera, mentre nel nord Europa fanno scuola la città di Lovanio (Belgio) ed Amsterdam (Olanda).
A Seoul hanno esagerato, demolendo una strada per ripristinare un parco fluviale. Se si guarda il video c’è da stupirsi; eccolo
https://www.youtube.com/watch?v=-BsVEuRfEn
E se proprio cambiare la destinazione d’uso risulta impossibile, ci potremmo comunque accontentare di una sostituzione dell’asfalto tradizionale con degli asfalti chiari riflettenti (noti in inglese come cool pavements ovvero pavimenti freschi) che rappresentano una soluzione ingegneristica per contrastare l’isola di calore. Funzionano aumentando l’albedo (respingono una quota significativa dell’energia solare), riducendo drasticamente le temperature urbane.
Rispetto ai manti bituminosi tradizionali che possono superare i 65 °C, gli asfalti chiari riducono la temperatura superficiale di oltre il 10%, assicurando un conseguente raffrescamento dell’aria circostante. Per darvi un’idea, ecco una termografia del Berkeley National Laboratory che mostra una strada asfaltata con un prodotto specifico (in basso nella foto) ed un asfalto tradizionale (in alto nella foto), con una differenza di ben 17°C!

Questo significa temperature dell’aria decisamente inferiori durante il giorno oltre ad una minor quantità di energia “intrappolata” e restituita durante la notte. Mantenendo un asfalto!
Se la prima soluzione è depavimentare, la seconda è alberare. Come evidente anche nella nostra prima puntata #1, le chiome degli alberi garantiscono mille effetti virtuosi, sui quali non torniamo per non diventare ripetitivi. Invece di parlarne, abbiamo giocato con l’intelligenza artificiale e le abbiamo chiesto qualche idea rappresentativa sul piazzale sotto viale Sclavo (il parcheggio della Mens Sana), cercando di depavimentarlo e trasformarlo in un’oasi verde, ed ecco qui la situazione attuale

e quella dopo l’intervento

Gli studenti dell’Istituto Bandini erano già riusciti a fare un lavoro molto interessante cinque anni fa, divulgando anche un interessante video sull’iniziativa. Lasciamo ai giovani descrivere il loro lavoro
C’è anche chi ha fatto proposte golose anche “in verticale”. I ricercatori del team Ecodynamics Group dell’Università di Siena, con un nutrito team multidisciplinare, hanno proposto il progetto di riqualificazione energetico-ambientale della Sede della Camera di Commercio in Piazza Matteotti. Vi rimandiamo alla loro pubblicazione qui
https://ecodynamics.unisi.it/il-giardino-rampante/
di cui vi anticipiamo alcune immagini.


Bisogna essere realisti: la soluzione è banale nella formulazione ma complessa nella realizzazione. Togliere le superfici di un certo tipo, sostituirle con altri materiali o meglio ancora col verde…
Questo si scontra con almeno due grandi problemi.
Il primo è la parte storica della città. Se intervenire sul piazzale della Mens Sana, sulle varie superfici scure, sui megaparcheggi distribuiti soprattutto nelle aree periferiche è ragionevolmente possibile, questo diventa irrealizzabile “nelle pietre”. Vincoli storici, architettonici, paesaggistici e chi più ne ha più ne metta sono in grado di porre ostacoli insormontabili per depaving e verde. Vogliamo dirlo apertamente? la pietra serena del centro e le mattonature di alcune piazze non sono eccellenti collaboratori della vivibilità climatica (ricordate la foto termica di piazza Indipendenza o di piazza del Campo?) ma le soluzioni proposte finora non sembrano poter essere applicate, se non in pochi e limitati casi particolari.
Un rifacimento di intonaci dai colori pastello in tutto il centro, come sembra che fosse qualche secolo fa, porterebbe probabilmente dei benefici, modesti ma misurabili, probabilmente con un rapporto tra costi (non solo economici) e rendimento non proprio invitante.
Come punto a favore dobbiamo ricordare che la città murata ha importanti superfici a verde (le famose valli verdi: Valle di Follonica, Valle di Porta Giustizia, la Conca del Bruco, Valle della Pania, Valle dell’Orto Botanico, Valle di San Marco – Laterina, Valle del Fosso di Sant’Ansano, Valle del Rastrello), per la maggior parte private, spesso a privilegio delle contrade.
Che fare dunque nella città murata?
Il secondo problema è la destinazione d’uso delle superfici. Il grande nemico, in questo caso, ha un nome, i veicoli con motore termico. Trasformare una strada in un giardino o un parcheggio in un parco verde va a confliggere con la necessità di transitare del mezzo di trasporto e, peggio ancora, di parcheggiarlo. Una reale riqualificazione per la vivibilità climatica passa (anche) da scelte coraggiose e probabilmente anche impopolari di assetto urbanistico della città. La mente va naturalmente al ’65 con la chiusura del centro storico al traffico, una scelta coraggiosa e premiata dalla realtà che ne è seguita.
Noi pensiamo che sia il momento di compiere un’altra scelta coraggiosa destinata a portare innovazione e donare maggiore vivibilità alla nostra città, una scelta integrata che passi – anche — da una adeguata visione sulla vivibilità climatica. Non una scelta singola, ma un progetto strutturato con una visione ambiziosa e lungimirante.
Il discorso si fa interessante e, al di là delle questioni meramente tecniche, sicuramente i distinguo si faranno sentire, sperando che le idee qui presentate siano motivo di riflessione.
Va sottolineato che quanto fin qui discusso ha fondamento scientifico e sperimentazioni concrete e attuabili in corso: cosicché i se ed i ma sono accettabili solo a seguito di attenta riflessione ed argomentazione. I no a priori sono irricevibili, specie quando si accompagnano ad una visione stagnante di città che oramai si sta rivelando una strategia caparbia e fallimentare.
Il problema della vivibilità climatica esiste, chi non apprezza la ricerca di soluzioni fa parte del problema. Nelle prossime puntate tenteremo di rispondere ad alcuni interrogativi lasciati aperti tramite ulteriori proposte, idee, spunti, innovazioni.
Seguiteci!
Una lettrice scrive :
“Questo che proponete è un percorso informativo e propositivo di rilevante importanza per accrescere la sensibilizzazione di noi tutti. Grazie! Bisognerebbe davvero scuoterci da questo torpore intellettuale e civico, uscire dai miserrimi interessi individuali che, tra l’altro, in questo caso è evidente quanto coincidano con quelli collettivi. Bisognerebbe soprattutto uscire dagli schieramenti faziosi, dai giudizi politici che diventano pregiudizi, dalle delusioni e dai difficili rapporti interpersonali… abbiamo il dovere, tutti, di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone (non dico cittadini perché quelli per definizione già dovrebbero esserlo), *fare un bel bagno di umiltà, sforzarsi nell’empatia e chiamare a raccolta tutti,* partendo dai componenti di questa chat che per un periodo hanno provato a costruire insieme una città diversa, per provare ad organizzare un’iniziativa pubblica partecipata a 360 gradi (da AVS a FdI, istituzioni cittadine, associazioni di categoria, Unisi, Magistrato delle Contrade, associazioni ambientaliste e di volontariato…) che abbia chiaro fin dall’inizio gli obiettivi da perseguire…almeno il primo”.
E ha poi aggiunto:
“Utopia?! Forse, ma almeno combatto il caldo con l’immaginazione positiva🥴”
Grazie. Anche per la proposta.
La Redazione
Il devamping dovrebbe partire da un’analisi delle aree pubbliche destinate al traffico ed ai parcheggi.
Perciò il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) dovrebbe avere negli obiettivi prioritari la mitigazione delle ondate di calore.