Dopo sei articoli sulla vivibilità climatica e in attesa dei prossimi che si incentreranno sulle proposte del progetto Si.Vi.C. — Siena vivibilità climatica — ci sembra il caso di fermarsi un momento sul Palio. La mossa del 16, pardon del 18 agosto, non è passata inosservata.
Dunque, tralasciata questa superflua retorica sulla gioia dei nicchiaioli — tanti amici — che si godono il drappellone (per quanto eretico esso sia), che niente e nessuno potrà scalfire, non si può negare che, almeno sui social e nei primi commenti a caldo, prevalga lo sconcerto per la ripetizione (in pejus forse) in questo 2026 di una plateale regia orchestrata da una sorta di “cartello” di fantini che sembrano assoldati (nel senso proprio di soldi) ed obbedienti ad un presunto boss identificato in Giovanni Atzeni, detto Tittia (in sardo “che freddo”) di anni 41, il quale avendo corso una quarantina di carriere dal 2003 ad oggi (salvo covid), ne ha vinte ben 13 (quasi come Aceto che, in trentadue anni e 58 Palii, meschino, ne ha vinti SOLO 14).

Ieri, dunque, mentre l’Aquila di rincorsa era FERMA al verrocchino, lui, mister “che freddo”, ha lanciato il cavallo al galoppo e il mossiere ha buttato giù il canapo mentre la rincorsa era ancora lì immobile… E questo sembra ben documentato:

in questo fotogramma si vede il Nostro, fuori posto e mai richiamato dal mossiere, lanciare al galoppo il barbero mentre tutti sono fermi perché il canapo è ancora teso

subito dopo si vede che Tittia è in pieno galoppo con pressoché identica situazione di tutti gli altri

qui il Nicchio è arrivato al canapo e il mossiere prontamente lo abbassa. La rincorsa è ancora ferma al verrocchino ove stazionava da tempo in attesa del “comando” … E, alla fine, eccolo anticipare tutti

mentre la rincorsa sta finalmente entrando tra i canapi.
A fronte di questo i più hanno manifestato preoccupazione per gli avvenimenti che sembrano snaturare i principi su cui si regge la carriera, altri hanno assunto posizioni negazioniste: così è, così è stato, così deve andare, se uno è bravo è bravo. E chiuso il discorso.
Noi non intendiamo esprimerci. Semmai può essere utile un ripassino delle norme del Regolamento del Palio per sgombrare il campo dalle molte madornali sciocchezze che si sentono e si leggono di frequente. E non si tratta di un vezzo leguleio, perché il regolamento è un condensato di saggezza plurisecolare che risale, come forma “moderna” al 16 maggio 1721.
Così il principio dell’inappellabilità assoluta della decisione del mossiere di dare la mossa trova i suoi fondamenti nel corso dell’800 ed è sancita poi nel 1906. Ecco l’art. 65
“La mossa ha luogo quando il mossiere abbassa il canapo con la volontà di far partire i cavalli …
Il mossiere è il giudice inappellabile del momento in cui la mossa è da darsi e della sua validità.”
Sembra tutto piuttosto chiaro
- quando il canapo va giù, si ha la “mossa”, che vuol dire semplicemente, che i cavalli sono fermi, il canapo cade e i cavalli si muovono
- se il mossiere “fa partire” i cavalli è ribadito che essi sono fermi tra i canapi e si muovono solo quando cade il canapo (non potendo fare altrimenti)
- la mossa è valida se il mossiere così la reputa secondo il suo insindacabile giudizio.
Punto.
Ferma la validità della mossa, il mossiere può fare quello che gli pare in modo arbitrario? Manco per niente perché le Norme integrative dell’art. 65, poste in appendice al regolamento — andate a leggerle — chiariscono molte cose.
Ma guardiamo cosa è successo. I fotogrammi mostrano che l’unica che avrebbe dovuto muoversi, cioè la rincorsa, è ferma, che otto cavalli con otto fantini, obbligati dai canapi, sono per forza fermi anche se vigili, e l’unico che si può muovere e che si muove davvero è il grande Tittia. Grande sicuramente e altrettanto furbo.
Che dire? i vecchi non ricordano nulla di simile. Tutti hanno visto qualcosa a luglio. Se qualcuno ritiene che ci sia qualche problema, cominci a pensare se ci sono soluzioni.
Qualcuno vorrebbe fare a meno dei fantini. Non facile. Noi avanziamo intanto la generica ipotesi alla Commissione del Regolamento che, per ricondurre il Palio alla genuina carriera di una volta, l’unica cosa che manca davvero nel Regolamento sia un minimo di trasparenza (che è principio legislativo generale) a vantaggio di tutte le contrade, dei contradaioli e di tutti i senesi (anche per le decisioni del mossiere, che devono restare inappellabili, ma che potrebbero essere motivate pubblicamente). Qualcuno ha vergato la parola “mafia”: le mafie, si sa, allignano e si infiltrano dove ci sono i soldi e tutti sanno che i soldi ci sono, che sono tanti e che nessuno ormai ha la più pallida idea di quali strade prendano effettivamente.
Non è così. Il regolamento del Palio è stato integrato da alcune norme ufficialmente approvate dal Consiglio Comunale, mirate proprio a rendere più precise le regole della mossa.
Il mossiere è tenuto ad abbassare il canape quando la Contrada di rincorsa supera il verrocchino. Se il canape viene abbassato prima la mossa non può essere considerata valida, anche se solo il mossiere può ritenere la mossa valida oppure no. Quindi la sua decisione resta insindacabile, ma su indicazione dei Capitani delle Contrade il Comune tramite il sindaco puo’ farlo decadere nominando un successore.
Grazie. Due osservazioni:
— delle norme integrative parliamo al quartultimo capoverso e, per brevità, rimandiamo ad AI dandole per conosciute; infatti precisiamo subito che sono state disattese dal mossiere e perché;
— il Comune può scegliere un nuovo mossiere per il Palo successivo ma, ormai, la frittata è fatta e nessuno la può correggere per la banalissima ragione che sarebbe assurdo annullare la vincita della consorella.
La Redazione