Per celebrare gli ottant’anni della Repubblica riportiamo alcuni brani dell’ultimo capitolo di un breve saggio di Patrizia Gabrielli, professoressa ordinaria di storia contemporanea della nostra Università, direttrice della rivista “Storia e problemi contemporanei”,

apparso sull’ultimo numero (3/2026) di MicroMega (pag. 26 e 27),
e intitolato “DONNE AL VOTO — Nel 1946 le donne italiane si recarono per la prima volta alle urne in occasione delle municipali e della tornata del 2 e 3 giugno che chiamò a scegliere tra repubblica e monarchia e ad eleggere l’Assemblea costituente. Un passaggio epocale che, tra resistenze, mobilitazioni e nuove consapevolezze, trasformò la democrazia italiana”.
Ripercorrere la storia (della contrastata affermazione delle donne nelle istituzioni, nei partiti e nella sfera pubblica) sollecita a focalizzare l’attenzione … sulle dinamiche tra felicità pubblica e privata … che sono alla base della partecipazione collettiva. Le forme di partecipazione rimandano a interrogativi e questioni che conducono all’essenza stessa delle ragioni del fare politica.
Intorno a questi temi si addensano diverse visioni e opzioni che appaiono di grande attualità di fronte alle spinte individualistiche e alla frammentazione, se si preferisce al disincanto, che hanno invaso lo scenario pubblico.
Di contro si richiamano le
risorse … dell’altruismo e della solidarietà, di cui abbiamo bisogno oggi urgentemente, che si pongono quali reali e concrete alternative all’individualismo, al distacco dai tempi della rappresentanza, di cui è visibile e preoccupante sintomo l’alto tasso di astensioni al voto… la disaffezione alle urne …raggiunge alti picchi tra i giovani e le giovani, le quali in diverse occasioni, mostrano invece tutt’altro che disinteresse verso la politica, bensì una volontà di protagonismo.
Sarebbe dunque importante
non confinare nella categoria del secondario e dell’insignificante, slanci, emozioni e sentimenti di cui la politica si è nutrita e che è stata capace di suscitare per intere generazioni. Affidare a questo diffuso sentire una posizione non marginale nella ricerca storica può aiutarci a comprendere il senso profondo della politica, che è anche e soprattutto condivisione e dunque dialogo e ricerca della mediazione tra parti con progetti e aspettative diverse.
Non è forse questo lo spirito profondo della Costituente, capace di mettere a confronto progetti e aspettative diverse per un rilancio di idee di progresso e di giustizia sostanziale?
Auguri, dunque, con impegno rinnovato.