ALESSANDRO VIGNI, già dirigente senese del partito comunista italiano, già segretario provinciale di Enna, già assessore all’urbanistica con Pierluigi Piccini, mai passato al PD, oggi presidente di Siena Energie — Comunità Energetica Senese (www.sienaenergie.it),

prendendo spunto dalle recenti elezioni amministrative, pubblica oggi sulla sua pagina Facebook un caloroso appello ai senesi
“Lasciate da parte l’idea che la lotta per il potere possa confondersi con il vizio di spartirvi poltrone, seggiole o seggioline, e’ sui contenuti che si fa la politica vera.. Sveglia, ragazzi, la scadenza elettorale si avvicina.
Ora, tralasciando il fatto che la lotta per il potere in generale non sembra cosa tanto diversa dalla spartizione di poltrone, seggiole e strapuntini in un contesto in cui un sindaco di un piccolo paese porta a casa 4mila lordi al mese e considerando che Vigni si riferisca ad una non meglio specificata ma improbabile lotta di classe, l’appello a svegliarsi non sembra peregrino.
Così Vigni esordisce nel suo post in controtendenza esprimendo piena soddisfazione nonostante che, nel Paese, non si sia avuto alcun segnale di flessione del potere dell’attuale maggioranza governativa:
Dopo essermi tolto una bella soddisfazione godendo per il risultato elettorale di Enna, (e quello analogo di Salerno), dove il mio amico e compagno di 50 anni fa, Mirello Crisafulli, pur rimanendo iscritto al PD (a differenza di me che non ci sono mai entrato) ha fatto una scelta coraggiosa e vincente, vorrei fare una piccola riflessione su Siena…
Ed inizia così la riflessione:
Il guaio della nostra città è che una classe dirigente borghese, ex aristocratica, ricca di patrimonio immobiliare e di rendite parassitarie, riesce abilmente a nascondere i problemi reali dietro una sovrabbondanza di intrattenimenti festaioli e una cattiva rivisitazione del mondo delle contrade e del palio. Tutto è rappresentazione di facciata, cerimoniali ridondanti, esaltazione di personaggi inconsistenti come i fantini e i maggiorenti che, non dimentichiamolo, una volta non erano i protagonisti assoluti ma soggetti che sottostavano alla volontà del popolo delle contrade. I problemi veri rimangono sullo sfondo, manco si citano.
La rappresentazione ci appare grosso modo condivisibile anche se si potrebbe obiettare che sembrano passati molti decenni da quando “fantini e maggiorenti” non sottostanno più alla volontà del popolo delle contrade e non sarebbe male soffermarsi sui crescenti rischi di poca trasparenza.
Vigni, comunque, rincara la dose
Anche la stampa ha perso l’abitudine di esaminare e approfondire le questioni più scottanti. Crisi aziendali gravi, in parallelo con aziende innovative che andrebbero incoraggiate anche per trattenere i giovani che se ne vanno. Attività edilizie bloccate da strumenti urbanistici indefiniti che non danno nessuna certezza agli operatori. Strutture per i servizi del Diritto allo Studio Universitario ridotte al lumicino. Organizzazione del traffico, della viabilità e del trasporto pubblico che risalgono a 40 anni fa. Un immenso patrimonio immobiliare pubblico e privato in disuso ed abbandonato, a fronte di una popolazione che non trova case e diminuisce e di strutture di servizio pubblico sistemate in modo indegno. L’elenco potrebbe continuare con interventi su scuole ed edifici pubblici che quando si fanno ignorano bellamente l’uso di energie rinnovabili…
E arriva una proposta
Questa città meriterebbe un progetto per il futuro ed una classe dirigente coraggiosa e capace di governare senza tanta subalternità a poteri incancreniti. Una proposta alla sinistra: apriamo un dibattito vero in città, con mille luoghi incontro. Facciamo emergere nuovi protagonisti dal confronto pubblico. I partiti tornino a fare il loro ruolo di incubatori di idee. Solo da questo percorso possono uscire candidati che godano di ampio consenso popolare, portatori di valori importanti senza vergognarsi di un passato prezioso.
Anche se manca ogni riferimento alla società civile e l’appello si riferisce — forse in modo improprio e improduttivo — solo ai partiti politici e non alla consapevole partecipazione democratica, l’appello ci sembra condivisibile. Con una precisazione: Alessandro Vigni è stato dirigente del Partito comunista senese quando, negli anni ’80, fu fatta la scelta nefasta di affidare a Pierluigi Piccini tutto il potere di cui il partito comunista allora disponeva ed è stato anche assessore di Piccini che ha gestito in proprio quel potere fino ad obbligare il partito a bloccarlo col famoso decreto Visco. Poi, invece di cambiare il metodo politico di governo, Ceccuzzi, Mussari, con un gran seguito di seggiole, seggioline e strapuntini, presero semplicemente il suo posto assimilandone i metodi di abile e vieta gestione del potere, talora perfino tirannico, e distruggendo ricchezza materiale e cultura democratica.
Eppure, come scriviamo nel titolo, i nostri difetti (come quelli di Alessandro Vigni) non tolgono valore alle critiche giuste e alle buone intenzioni .
Critiche giuste. Sempre. Proposte giuste.Sempre.
Mah..!!! E LANCILLOTTO ??? =DIRE E NON FARE. O DIRE AGLI ALTRI DI FARE
Oppure non esistono i prespposti per fare
Speriamo non venga peggio. I presupposti esistono. Vannacci docet
Si, speriamo non venga peggio. Magari lavoriamoci un po’ tutti e di più.
La Redazione
Io, come molti altri, subii “obtorto collo” la fulgida ascesa di Pier Luigi Piccini, che e’ stato il nefasto iniziatore di una fase di decadenza della clsse dirigente della sinistra senese. Da allora non c’e’ stata piu’ capacita’ di esprimere un disegno collettivo per il futuro della citta’. Mi scuso se ho dato l”impressione di rivolgermi solo ai partiti. Il mio voleva essere un invito a tutta l’area della sinistra, ormai ben poco rappresentata dai partiti organizzati, a costruire un grande tavolo collettivo di elaborazione comune per offrire alla citta’ un disegno partecipato e condiviso per il futuro. (E non uso deliberatamente la parola crescita, ne’ sviluppo).
Non possiamo che ringraziare Alessandro Vigni per le sue parole di chiarezza. Resta un dato di memoria storica: i dirigenti del PCI di allora gradirono tutti l’ascesa di Pierluigi Piccini. Chi si oppose, pochissimi, fu emarginato. Gli altri, un blocco compatto, gradirono anche che Piccini, nel medesimo congresso provinciale, si proponesse per essere in contemporanea segretario della sezione territoriale e segretario della cellula Monte dei Paschi. Venne eletto in tutte e due le cariche e pochi — tra cui Bruna Giannini — dedussero dalla circostanza che si fosse giunti ad una mutazione genetica. (Fonte: Luciano Peccianti, testimone oculare).
La Redazione
Far emergere le migliori energie e le idee più efficaci, a Siena, è un’opera durissima.
Chi ci ha provato, con serena dedizione, è stato messo nel tritacarne proprio da chi detiene ed alimenta l’autoconservazione e la rendita di posizione.
Chi può convincere queste persone — e ce ne sono — che valga la pena dedicare tempo ed energie preziose ad una città “ingrata”?
Condividiamo la constatazione della difficoltà. Ma forse non è così solo a Siena. E’ così dappertutto. L’importante sarebbe che la constatazione delle difficoltà non venisse portata ad argomento per la rinuncia a provarci.
La Redazione