Il Partito del Bollore è da tempo attivo nel monitoraggio civico e svolge utili indagini sulla pubblica amministrazione locale, memorabile quella sull’Enoteca.
Di ciò il Comune di Siena dovrebbe essere particolarmente lieto perché l’attenzione dei cittadini e la collaborazione anche critica aiutano a migliorare le pratiche di buona amministrazione e favoriscono politiche di buongoverno. Il monitoraggio civico, dunque, deve essere attivo — per definizione — qualunque sia il colore dell’amministrazione.
Avviene così che ci siano dei cittadini e delle piccole organizzazioni, come la nostra, che svolgono controllo democratico, verificano, segnalano, aprono discussioni, combattono i rischi di corruzione.
Non lo diciamo noi, lo ha stabilito l’Unione Europea venticinque anni fa, il 30 maggio 2001, e il nostro Parlamento ha approvato la legge nazionale sulla trasparenza nel 2013 quando era presidente del consiglio Mario Monti, col voto favorevole del Popolo delle Libertà nato — come si sa- dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Pertanto si dovrebbe presumere che questa legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione dovesse stare a cuore prima di tutto ai partiti di destra e non solo in ossequio formale del Principio di Legalità, ma per una storica adesione di tipo ideologico. Non per niente la legge sulla trasparenza porta il nome della ministra Severino.
Invece, anche a lasciar perdere i casi, tutti documentati in questo Blog attivo dal 2018, in cui il Comune di De Mossi e di Nicoletta Fabio ha violato pesantemente l’obbligo legislativo, e a voler restare nell’attualità, si deve rilevare che oggi il Partito del Bollore, esaminando l’elenco dei professionisti e consulenti del Comune pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente all’interno della sezione denominata “Amministrazione trasparente”, accessibile a tutti direttamente dalla home page, ha trovato un bel po’ di consulenti e collaboratori esterni, compensi e incarichi, durata e competenze, ma non ha trovato nulla sul direttore dei Teatri di Siena, Vincenzo Bocciarelli, uomo che non passa inosservato com’era un po’ il predecessore Alessandro Benvenuti, sempre sobrio nel profilo, ma che ama molto farsi vedere

nelle occasioni mondane che organizza a iosa e anche nei singoli spettacoli avendo il vezzo di salire ogni volta sul palcoscenico ad introdurre il tema del lavoro che di lì a poco sarà rappresentato dalla compagnia teatrale. Così il Partito del Bollore ha ritenuto di ritrarre il Nostro nella posa ideale del re del teatro ponendosi domande di disarmante semplicità e di scontata ovvietà:

Quanto guadagna?
La domanda sembra più che legittima, necessaria. Per dare un’idea, le pagine di amministrazione trasparente che abbiamo consultato ci fanno sapere che lo Sferisferio di Macerata (livello più o meno di Siena, ma lì fanno un bando) corrisponde al direttore artistico il compenso annuo di euro 70.000 annui oltre iva e un massimo di euro 8.000 di rimborsi. Salendo, diciamo, di categoria, tanto per fare degli esempi, il direttore de La Fenice di Venezia percepisce 175.ooo euro annui lordi, l’Arena di Verona, 98.000, Bologna 97.000, l’Opera di Roma 95.000… E Siena? Boh. Di Siena non si deve sapere. Perché? Perché nascondere? Di cosa, di grazia, avete paura? Prende poco, prende tanto, lavora gratis? E fatecelo sapere, no? Non è facoltativo, lo dovete fare!
Poi vai a vedere i commenti al post sulla pagina Facebook del Partito del Bollore, e trovi un mucchio di gente che esce dal seminato rivendicando la bravura di Vincenzo nostro, che parla di invidia, la butta in politica, mentre si tratterebbe, ma non si sa se riuscirete mai a capirlo, di una cosa banalissima e semplicissima: rispettare le leggi, tra l’altro proprio quelle che hai voluto approvare.