Ricordate questa foto? Ve l’abbiamo presentata in uno dei nostri primi articoli, questo per chi se lo fosse perso https://www.ideeincomunesiena.it/2026/08/01/il-caldo- come-non-lavete-mai-visto-puntata-prima‑1/.

È il momento di confermare con una foto “nel visibile” che si tratta di una notissima fonte cittadina alimentata dai bottini medievali.

L’acqua nella fonte si trova dunque ad una temperatura poco superiore ai 20°C ed il motivo è legato alla sua lunga (chilometrica) percorrenza nel sottosuolo. Arrivando nelle fonti, l’acqua si riscalda progressivamente assorbendo il calore circostante e dunque raffrescando le zone limitrofe. Che l’acqua proveniente dal sottosuolo fosse uno strumento potentissimo per raffrescare le zone urbanizzate era già stato scoperto ed ampiamente applicato dalle civiltà persiane. Acqua fresca di falda, fatta circolare sotto i punti nevralgici delle città contribuiva ad assorbire ed allontanare il calore oltre a fornire una quantità d’acqua sostenibile: la tecnica del QANAT, poi progressivamente esportata nei territori colonizzati dagli arabi. Ad esempio, in Andalusia ed anche in Sicilia, a Palermo, è possibile tutt’oggi visitare strutture di qanat ancora funzionanti.
Negli anni ’90 del secolo scorso il professor Ramón Velázquez utilizzò i principi del qanat per climatizzare EXPO92 e da lì a seguire i medesimi fondamenti sono stati applicati al Cartuja Qanat, un progetto realizzato per raffrescare vaste aree della città di Siviglia,

integrando la tecnica del qanat con le energie rinnovabili; infatti, il sistema di cunicoli e tubazioni che trasporta l’acqua è stata collegato a pompe di circolazione alimentate da un impianto fotovoltaico. Durante il giorno, quando fa più caldo, l’acqua circola anche fino ai tetti di alcuni immobili, raffrescandoli; di notte l’acqua torna nel sottosuolo perdendo il calore acquisito. Una modernizzazione di una tecnica antica in chiave di energia rinnovabile che risulta tanto semplice quanto efficace. Il sistema integra una sofisticata sensoristica, modelli previsionali meteorologici ed una gestione supportata dall’intelligenza artificiale per ottimizzare la gestione di una vasta area che rappresenta un esempio virtuoso di trasformazione urbana, migliorando il comfort ambientale, promuovendo lo scambio sociale e favorendo la creazione di modelli sostenibili di sviluppo urbano. Ci piace vedere il Cartuja Qanat come un modello replicabile anche in altre città.
Chi di voi, leggendo questo breve commento storico-tecnico, non ha pensato che “…anche a Siena con l’acqua abbiamo una storia?!”. Ci abbiamo pensato anche noi, ed è storia vera che – sembra – affondi le sue radici addirittura nell’epoca etrusca per trovare sviluppo e applicazione massiccia nel periodo 1200–1300 con la realizzazione dei Bottini ed una rete complessiva che raggiunge i 25 km di estensione. Abbiamo acqua non potabile (troppo superficiale) ma continua che raggiunge il cuore della città; ed è pure gratuita. Certo la sua portata non è paragonabile alla tanto ricercata Diana, il mitologico fiume che, secondo la leggenda, si troverebbe nel sottosuolo cittadino, ma comunque il volume di acqua che raggiunge le fonti potrebbe garantire una qualche forma di utilizzabilità. Fonti cittadine e cisterne alimentate dai Bottini potrebbero essere punti di disponibilità d’acqua da utilizzare per strategie di raffrescamento.
Il limite chiaramente, oltre alla portata complessiva, sarebbe la dislocazione dei punti di disponibilità e la presenza degli stessi quasi esclusivamente nella città murata. Un’azione virtuosa quanto necessaria sarebbe dunque reperire altre fonti di approvvigionamento a basso impatto ambientale. Sicuramente la più economica e virtuosa è l’acqua piovana. Il meccanismo di raccolta delle acque piovane, applicabile più facilmente al di fuori del centro storico, possiede una doppia virtù. In primo luogo fornisce acqua per molteplici usi non alimentari come ad esempio per sostenere il verde (ne avevamo già parlato qui
ma anche per alimentare gli scarichi domestici (al momento lo facciamo con l’acqua potabile “del Fiora”!) e pure per altre applicazioni di mitigazione climatica. In seconda battuta, a causa della pressoché completa impermeabilizzazione delle superfici urbane, l’acqua rappresenta un problema di sicurezza quando cade troppa in troppo poco tempo (ricordate il 17 ottobre 2024 soprattutto la zona stazione-viale Toselli e via Massetana Romana?); va da sé che tutta l’acqua che rimane immagazzinata nei sistemi di raccolta non confluisce nel sistema idrico superficiale, abbassando il carico e, di conseguenza, il rischio. Detto tra noi, metteremmo come obbligatoria l’installazione di un sistema di raccolta delle acque piovane per ogni nuova edificazione e per ogni ristrutturazione importante, tranne ovviamente per i casi dove tecnicamente questo risulti impossibile. I benefici ambientali sarebbero incredibili.
I più attenti avranno notato che, tra gli usi virtuosi dell’acqua, abbiamo nominato anche “altre applicazioni di mitigazione climatica”. Oltre alla protezione del verde ed all’uso dell’acqua come vettore di calore stile qanat, vogliamo sottolineare l’applicazione del principio del “calore di evaporazione”. Cos’è? Semplicemente, quando l’acqua evapora assorbe calore e, se lo assorbe lei, l’ambiente circostante ne risulta privato. Nulla di nuovo, il nostro corpo “suda” per lo stesso motivo, così come troviamo refrigerio quando ci bagnamo in estate. È dunque sufficiente creare le condizioni affinché l’acqua evapori per raffrescare una zona. Questo effetto lo si ottiene, in maniera rapida ed efficace, tramite sistemi di nebulizzazione dell’aria, dando vita ad un fenomeno che potremmo chiamare raffrescamento evaporativo. Ce ne sono di semplicissimi disponibili anche su e‑commerce fino ad arrivare a sistemi più complessi come quello proposto dall’Università di Graz che si costruisce con la stampa 3D di un moderno materiale ceramico, estremamente poroso,

che favorisce l’evaporazione passiva dell’acqua, vale a dire con un processo che non necessita di forme di energia.
Questo sistema è potenzialmente in grado di produrre oggetti di qualunque forma che, se alimentati tramite acqua, riesce a produrre un fenomeno di raffrescamento attorno ad essi che raggiunge i 7 gradi!
Gli effetti virtuosi del raffrescamento evaporativo sono documentati in molte ricerche scientifiche tra le quali segnaliamo lo studio dell’Università delle Marche (pubblicato su Sustainable Cities and Society) dove i benefici sono misurati in 11 città ed in diverse condizioni; gli effetti sono tangibili e l’applicazione è senz’altro da valutare, magari considerando l’utilizzo di sensori ed automazione per ottimizzare l’uso nelle giornate giuste ed in adeguata presenza di persone. E non è una novità assoluta in quanto, a livello internazionale, questi sistemi sono già stati applicati ad Osaka, Shanghai, Parigi, Madrid oltre alla già citata Siviglia. A Roma, quest’estate, sono stati utilizzati enormi cannoni di abbattimento delle polveri per nebulizzare aree ad alta frequentazione turistica.

Noi sogniamo una Siena arricchita da oggetti e arredi urbani, panchine, muretti o colonnini realizzati nella “superceramica” dell’Università di Graz; vogliamo passeggiare su vialetti, parchi e vicoli dotati di ugelli intelligenti che nebulizzino l’acqua al nostro passaggio. E perché non vagheggiare l’istallazione di “colonnini ceramici” e lampioni “nebulizzatori” che facciano passeggiare e sostare nell’anello superiore senza schiantare di caldo?!
Insomma le soluzioni sistono. La volontà e le capacità … le dobbiamo trovare.
(continua)
FONTI:
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Sistema di raffrescamento ceramico passivo dell’Università di Graz
https://www.tugraz.at/en/news/article/cooling-ceramic-wall
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D’Orazio, M., Di Perna, C., Di Giuseppe, E., Coccia, G., & Summa, S. (2023). Evaluation of effectiveness and resources consumption of water mist spray systems in Mediterranean areas by predictions based on LSTM recurrent neural networks. Sustainable Cities and Society, 104894