Basta andare in centro per sentire il ritornello “vai domani ribussa…”. Non è la Campolo (re)migratrice, non è la banca, è la prossima cosiddetta “ondata di calore”: una volta è l’anticiclone persistente, un’altra è la corrente africana, ogni tanto El Niño. Cambia il nome ma la sudata è sicura.

Rassicuriamo lettrici e lettori: i fenomeni straordinari, da qui a qualche anno, cesseranno… No, non ci siamo capiti, non cesserà il caldo, ma sarà del tutto ordinario e “normale”, anche se peggiora la qualità della vita, delle persone e pure dei turisti.

È di pochi giorni fa l’appello del dott. Bova, direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale delle Scotte:
“Il clima incide in particolare sulle persone anziane e sui pazienti affetti da patologie croniche”
e gli accessi al Pronto Soccorso hanno raggiunto quota 200 nei giorni più critici.
Peggio è andata nella vicina Francia e nel Regno Unito, dove la conta delle vittime pare un bollettino di guerra.
Le questioni sono due:
A — il cambiamento climatico globale è inevitabile, quantomeno a “breve” termine: lo si può rallentare e meglio ancora invertire a lungo termine, ma da qui a qualche decennio ci dobbiamo rassegnare a sorbirci gli effetti di questo fenomeno complesso.
Se non vogliamo fidarci delle competenze scientifiche “de noaltri”, possiamo leggere il report dal titolo “Global biodiversity loss, ecosystem collapse and national security” (NON) pubblicato dai servizi di intelligence anglosassoni e portato alla luce da alcuni membri del parlamento britannico. Se volete leggerlo ne trovate un estratto qui
Sennò poche righe dell’intelligenza artificiale, sono più che sufficienti per capire l’andazzo:
“La perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi minacciano la sicurezza nazionale del Regno Unito, con rischi di migrazione, instabilità politica, scarsità di risorse e crisi alimentari. Ecosistemi critici come Amazonia, Congo e barriere coralline sono a rischio di collasso entro il 2030–2050, aggravando il cambiamento climatico e le tensioni geopolitiche. La protezione e il ripristino sono essenziali per mitigare questi rischi”
B — Il secondo problema è che non se ne parla seriamente, forse nemmeno quando la maglietta della salute sta appiccicata alla pelle; poi, per il resto dell’anno, la faccenda rimane nelle retrovie.
Allora, per una città che per prima ha chiuso il centro alle auto private cinquant’anni fa, è indispensabile il coraggio di fare delle scelte e renderle operative quanto prima. Iniziando ora.
Siena punta ancora sulla qualità della vita? La vivibilità nel periodo estivo e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico devono far parte di un quadro di azione, complesso, articolato, in grado di cambiare profondamente abitudini e condizioni cittadine all’interno del periodo che oramai abbraccia un terzo dell’anno, da giugno a settembre e con due Palii nel mezzo.
Una pianificazione vera costruita con una visione concreta, scientificamente basata, lungimirante, condivisa. Un progetto che abbracci urbanistica, mobilità pubblica e privata, utilizzo dell’acqua, piano del verde, programmazione turistica ed accoglienza, tutela della salute.
E siccome finché non ha un nome, un progetto non esiste, il nome lo proponiamo noi; vorremmo che si chiamasse
Si.Vi.C. – Siena Vivibilità Climatica
e gli assegneremmo anche un logo, tipo questo

Che sia chiaro subito, si tratta di un problema di tutti, di una responsabilità collettiva, non solo tecnica. Una necessità cittadina, non uno scambio tra addetti ai lavori. Non cadiamo nella tentazione di derubricarla a questione tecnica da lasciare agli esperti, poiché le scelte di pianificazione urbana, compreso quelle che impatteranno sulla vivibilità climatica, sono scelte politiche nel senso più pieno del termine: riguardano come vogliamo che la nostra città si sviluppi proteggendo tutti a partire dai più fragili e che tipo di eredità lasciamo a chi verrà dopo di noi.
Per ora abbiamo indicato una necessità, abbiamo cercato di richiamare l’attenzione e abbiamo scelto un nome, ma ne parleremo a puntate perché abbiamo visto fiorire sui social e sulla stampa idee pratiche, alcune interessanti, altre un po’ meno, sulle quali torneremo anche noi a far dibattito. Tutto bello, tutto fondamentale, ma deve essere chiaro che interventi spot come un’aiuola in più servono solo all’Amministrazione a fare tagli del nastro e millantare operatività. Al momento, invece (poi parleremo anche di banche e di autoremigrazione di qualche consigliere comunale) la nostra attenzione e il nostro segnale d’allarme vola verso la necessità di programmare ed intervenire rapidamente perché non si può più rimandare.
Avvertenze:
- non cercate di scansare il problema disquisendo sulle cause del cambiamento climatico. Noi pensiamo che dipenda dall’inquinamento e dall’aumento della CO2, ma dipendesse anche dal volere divino, cosa francamente improbabile, il cambiamento climatico c’è, si vede e si sente
- le elezioni amministrative non sono lontane e questo tema non può sfuggire alle forze politiche, al civismo, alla società civile.
È un’iniziativa davvero interessante e coinvolgente. Credo che affrontare i problemi sollevati nell’articolo sia una priorità assoluta. Complimenti e andare avanti!
Interessante e utile il vostro impegno civico