Simone Bezzini, già assessore senese e oggi capogruppo PD in Consiglio regionale toscano annuncia con soddisfazione (che esprime anche con insolita espressione nella foto scelta per la pagina Facebook) di avere firmato oggi la proposta del Gruppo del Partito Democratico per eliminare, nell’attuale legge elettorale regionale, la possibilità di ricorrere al LISTINO BLOCCATO (vale a dire un sistema per cui non sono gli elettori a scegliere i rappresentanti, ma i partiti).

L’iniziativa è lodevole. Per gli smemorati dobbiamo però ricordare che dodici anni fa, il 26 settembre 2014, il Consiglio regionale toscano approvò la vigente legge elettorale n. 51 recante il famigerato LISTINO BLOCCATO con una maggioranza che comprendeva i consiglieri del PD e della rinata Forza Italia: la cosa fece scalpore perché si parlò senza mezzi termini di “inciucio istituzionale” e sette consiglieri del partito democratico non parteciparono al voto per protesta!
La legge passò faticosamente e di misura con 33 consiglieri favorevoli su 60.
Non solo: la Regione Toscana è oggi l’unica in Italia ad avere ancora il listino bloccato, dopo che è stato abolito, per esempio, in Lazio, Lombardia, Puglia e Campania.
Di queste cose Bezzini non parla: eppure sarebbe così bello che, una volta tanto, si ammettesse di avere fatto un errore e di voler rimediare.
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Finalmente si registra un fatto tanto insolito quanto importante: il Consiglio comunale ha espresso una votazione unanime per l’approvazione di una mozione unitaria sulle vicende del Monte dei Paschi chiedendo al Governo centrale l’applicazione del golden power per conservare quello che Giorgia Meloni ha già definito un “appetibile gioiello” alla mercé del Mercato. Anche l’opinione pubblica senese si divide tra i rassegnati/ignavi e i resistenti ad oltranza che invocano il golden power. A noi, malati di partecipazione democratica, piacerebbe resistere, resistere, resistere anche se sembra mancare una reale e forte mobilitazione.

Qualcuno ha ricordato che la Città riuscì a bloccare gli appetiti statalisti di Mussolini, ma nessuno menziona quali furono le condizioni che consentirono quel salvataggio del 1934. Siena riuscì a salvaguardare la “sua” banca non con le perorazioni e gli appelli, ma sfruttando la natura giuridica unica del Monte dei Paschi di allora, ISTITUTO di DIRITTO PUBBLICO: lo statuto sancì il legame indissolubile tra la banca e la comunità locale, stabilendo che le nomine dei vertici spettassero al Comune e alle istituzioni senesi. Oggi, ca va sans dire, la banca è una società per azioni e la situazione attuale è completamente diversa: solo il golden power potrebbe cambiare le cose, ma, allo stato, sperare che un Governo che si rifiuta di tassare gli extraprofitti bancari possa adottare una simile misura pare improbabile assai.
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Intanto prosegue, ma queste sono altre storie, l’irresistibile ascesa dei rampolli di Casa Ascheri: a Raffaele, presidente della Biblioteca ed ex fustigatore delle (passate) istituzioni, si affianca — è l’orgoglioso Padre a darne notizia — il secondogenito Guglielmo, già manager della pallavolo senese e ora direttore del Consorzio del Brunello,

collocato, come dice il titolo della rivista, “TRA BRUNELLO E CONTRADA”.