Publio Ovidio Nasone lo fa dire a Medea ne Le Metamorfosi: “vedo il meglio e l’approvo, seguo il peggio” e, finora, s’era pensato e sostenuto che l’espressione descrivesse il conflitto interiore che si verifica quando la ragione comprende cosa sia giusto e morale, ma l’istinto, le passioni (e, magari, i soldi) prevalgono e portano a compiere scelte sbagliate.
Poi ci si accorge che la frase si adatta più che bene a certe istituzioni e governi, grandi e piccoli e a certi rappresentanti chiamati alle cariche pubbliche, magari non scelti dai cittadini, ma con nomine di partito o di secondo grado. .
Un esempio recente è l’elezione, da parte del Consiglio regionale toscano, di Stefano Scaramelli alla carica di Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Nato nel 1976, il Monte ha fatto appena in tempo ad assumerlo come impiegato che lui è andato in aspettativa a 22 anni come consigliere comunale di Chiusi e ha iniziato il suo cursus honorum. A 26 anni si è laureato (ovviamente) in scienze politiche. Diventa assessore e poi sindaco di Chiusi. Dal 2015 è assessore regionale, dal 2019 è capogruppo di Italia Viva e l’anno dopo viene eletto vicepresidente del medesimo consiglio. Nel 2026 si ripresenta alle elezioni come consigliere scegliendo, per sicurezza, sia il collegio di Siena che quello di Grosseto. Gli elettori, perfidi, lo trombano. Sgomento. E ora? Come fai a dire ad un politico ormai consumato di ritornare a fare l’impiegato al Monte dei Paschi? Ergo viene eletto — appunto — Garante per l’infanzia e per l’adoloscenza (con indennità commisurata ad una buona percentuale dell’indennità di consigliere) perché PD e Italia Viva lo preferiscono anche all’ex presidente del Tribunale dei minori, Luciano Trovato. E’ la competenza, bellezza!
Resta solo da aggiungere che Giani si è incavolato di brutto nei confronti di chi si è permesso di dubitare dell’onniscienza dei politici di lungo corso.
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Si deve invece al Partito del Bollore — che continua ad esercitare il suo attento e documentato monitoraggio civico — un’ interessante ricerca sul bilancio del Comune di Siena, argomento ostico ai più, che questa attivissima organizzazione giovanile offre alla città
Lo spazio a disposizione non ci consente di riportare tutte le schede, comunque reperibili su
https://www.instagram.com/p/DYypVasjNUT/?igsh=MXR3OGhnczkwamFheQ==
Mettiamo comunque la sintesi finale: benessere sociale e servizi alla persona — nonostante che le entrate siano aumentate grazie anche all’aumento del numero delle sanzioni al codice della strada, pari al 10% del totale — non sono più le priorità del Comune di Siena…

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Il detto di Ovidio si potrebbe adattare bene anche al futuro del complesso del Santa Maria della Scala, nell’ottica in cui lo legge Carlo Nepi su

https://oltreilponte.globalist.it/2026/05/30/santa-maria-della-scala-continuita-e-progetto/
Consigliamo l’attenta lettura di tutto l’articolo anche se qui, per quello che ci interessa maggiormente, vorremmo rilevare come Nepi, da una parte e sul versante del “video meliora et proboque”, scrive che
“…le introduzioni svolte … da parte del Sindaco Fabio, del Presidente della Fondazione Antico Ospedale Leone e dal curatore Molinari non suscitano alcun tipo di osservazione da parte mia, in quanto in massima parte condivisibili quanto a contenuti, suggestioni e complessivo tono e linguaggio. Il fatto stesso che sia stato sottolineato con fermezza che il nuovo percorso da delineare sarà collocato in assoluta continuità con il patrimonio di studi, approfondimenti, proposte e realizzazioni degli ultimi quaranta anni, costituisce già una nota di merito … e … Il riconoscimento della qualità del lavoro svolto dall’ILAUD di Giancarlo De Carlo per quattro anni consecutivi (1984–1987) e dei progetti scaturiti dal concorso del 1990, in particolare di quello vincente di Guido Canali, suggerisce un atteggiamento propenso alla continuità progettuale … e alla volontà di non procedere con pregiudizi progettuali, rifiutando rigidità e soluzioni precostituite…”
ma, dall’altra, aggiunge prudentemente che
“…la questione vera, al di là di ogni condivisibile dichiarazione d’intenti e lodevole premessa metodologica, è quella di comprendere con chiarezza quale sia il destino culturale e urbano al quale si intende consegnare questo brano di città…”
in quanto
“qualsiasi progetto rigidamente precostituito troverebbe … grandi difficoltà a adattarsi a questa complessa struttura costituita da intense sequenze di spazi delle più diverse forme e dimensioni (indifferentemente enormi ed estremamente ridotti) e ancora maggiore difficoltà a aderire ad una organizzazione di percorsi e collegamenti così complicata ed erratica…”
Così, dopo avere rievocato le belle immagini del “passeggio” interno al piano della Piazza Jacopo della Quercia raccomandandone un uso “democratico”, Nepi conclude con questa notazione che non riesce a escludere la possibilità di conclusioni insoddisfacenti:
“Alle cose indubbiamente intelligenti e percorse da notevoli dosi di sensibilità e onestà intellettuale dette nel corso della presentazione – che ho apprezzato – non sono certo, ma è solo la mia opinione, di avere visto seguire adeguate conseguenze sul piano architettonico.”
Insomma Carlo Nepi, riprende ed aggiorna i buoni propositi che, poi, per quasi quarant’anni, hanno seguito, se non proprio il perseguimento del “deteriore”, almeno stasi e ritardi non trascurabili e non incolpevoli.
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Il tema della partecipazione democratica, principio base con cui l’Assemblea Costituente — di cui si celebrano ora gli ottant’anni — ha contrassegnato la Carta Costituzionale non appassiona Pierluigi Piccini (omettiamo le immagini per la notorietà del personaggio), già esponente di punta del Partito comunista italiano senese e primo sindaco comunista (dopo Bocci e Fabbrini) dal 1990 al 2001.
Probabilmente lui, contrariamente agli insegnamenti e alla linea politica di Enrico Berlinguer, non ha mai visto né approvato la partecipazione dei cittadini tra le cose migliori tanto è vero che, negli undici anni in cui è stato sindaco, si ricordano a malapena tre o quattro assemblee nei quartieri, sempre gestite ex cathedra. Dopodiché, nonostante la proclamata sua conversione “civica”, non è mai stato un promotore di strumenti, metodi e percorsi partecipativi che hanno contrassegnato le esperienze civiche del primo ventennio del duemila da Padova a Bologna (Unisi ha oggi un insegnamento apposito sui “percorsi partecipativi); al contrario, fedele all’idea aristocratica che il bene comune sia nelle mani esclusive di “Prìncipi” illuminati (tanto da cancellare vari riferimenti alla partecipazione nella stesura finale del Programma del Polo civico e votare Nicoletta Fabio al secondo turno del 2023) ribadisce ancor oggi la sua malcelata ostilità a proposito dell’iniziativa di NOVA — spazi aperti di democrazia con metodo OST — del 19 maggio scorso a Villa Ermellina.
Ecco il drastico pensiero espresso (con qualche sofferenza della lingua italiana) nel suo Blog col titolo “il campo largo e i suoi specchi -Il PD litiga come si fa politica. Il M5S partecipa come si dissolve. Insieme sperano di governare” :
.…NOVA dissolve esattamente quella tensione che il PD spreca. L’iniziativa del M5S senese nasce con una premessa dichiarata: non si tratta di un’iniziativa di partito. Niente simboli, niente colori, niente palchi. La prova della trasversalità è la presenza della segretaria PD, di consiglieri democratici, della segretaria Cgil — tutti seduti come normali cittadini attorno ai tavoli. Chiunque propone un tema, gli altri scelgono liberamente dove sedersi … Il problema non è la buona fede di chi ci crede, né l’energia genuina di cento persone che ragionano di futuro in una mattina di maggio. Il problema è la grammatica. Nova nasce dentro la stagione dell’antipolitica — il vaffa, il cittadino contro la casta, la rete contro i palazzi — e ne conserva intatta la sintassi: dissolvi i simboli, apre i tavoli, lascia emergere la volontà diffusa.
Povero Piccini, scrive migliaia di articoli sul mondo, sull’Italia, su Siena e, ora, su Piancastagnaio, spazia dalla filosofia alle arti tutte ma non si è accorto che nel 2024 il M5S ha cambiato pelle: cacciato Grillo, gli iscritti hanno votato (sì, signor marchese, hanno proprio votato) un nuovo statuto e una nuova Carta dei Valori, il “vaffa” appartiene ad altra stagione e il Movimento adotta ora per la prima volta l’open space technology, mai praticato da alcuna forza politica (per ovvii motivi prudenziali).
Piccini — che non si è accorto di essere nel 2026 e che le elezioni politiche saranno tra un anno e non tra tre (!), come afferma — non solo non ci crede, ma aborre ogni partecipazione possibile. Scrive infatti
Quando ogni processo decisionale si scioglie in partecipazione infinita, scompare la funzione essenziale della politica: la scelta. Quella dolorosa, escludente, che dice sì a qualcosa e no a qualcos’altro. I partiti che inseguono la trasparenza totale (o dove li vede, di grazia? ) e la visibilità permanente si trasformano in gruppi di opinione incapaci di articolare una volontà riconoscibile. Restano contenitori esteticamente moderni e politicamente inani. E l’antipolitica partecipata, come il M5S sa per esperienza diretta, non regge ai test elettorali.
Ecco l’anima del Grande Capo che decide(va) per tutti, il Segretario similperonista, il Presidente de la Qualunque, la Guida Suprema, occorrendo, il Tiranno vendicativo, quello che defini il suo partito la “balena bianca” e per il quale, pur di levarselo di torno, inventarono l’esilio dorato di Parigi. Se qualcuno prova a risollevare la politica dal pantano di casta, quella che piace a lui, non può trattenersi e inorridisce. Per lui il detto diviene “video peiora, pessima sequor”.
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E torniamo dunque al Partito del Bollore che continuando le sue inchieste civiche (interessanti anche quelle sulla Stagione teatrale e sull’Enoteca) segnala che la neo-assessora comunale

ha violato l’impegno da lei sottoscritto come deputata di Fondazione Monte dei Paschi a non assumere incarichi politici e amministrativi nell’anno successivo alla cassazione dall’incarico. Un obbligo privo di sanzione, dunque morale, dunque ancora più forte ai sensi dell’art. 54 della Costituzione, che l’avvocata di certo conosce: “… I cittadini chiamati a funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore …”.
Ecco, appunto: “VIDEO MELIORA PROBOQUE, DETERIORA SEQUOR”.
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PS: nelle more della pubblicazione è scoppiato il nuovo troiaio (francesismo) del Monte dei Paschi. Siena attenderebbe l’adozione del golden power (letteralmente “potere d’oro”) che è lo strumento normativo che consentirebbe al governo italiano di imporre condizioni o anche il veto su acquisizioni societarie o operazioni finanziarie che coinvolgono aziende considerate strategiche per l’interesse nazionale (Intesa è notoriamente in mani straniere) e la sicurezza dello Stato. Sembrerebbe cosa buona (anche ad Ovidio). Faranno altro? Boh. Ci torneremo in relazione ai futuri sviluppi non dimenticando la notizia anticipata da Michelotti, secondo cui alla Beko di Viale Toselli, potrebbe subentrare Leonardo coi suoi bellicosi prodotti.