Lo scorso 29 ottobre, dai corridoi delle Grondaie, massimo luogo di aggregazione civile tra mozzarelle e surgelati, Norma e Brunero ci hanno spiegato quanto sia frustrante e defatigante e, alla fine, superfluo, insistere sui temi e sulle prospettive per cui siamo nati: il monitoraggio civico per la partecipazione dei cittadini; in effetti monitorare le gesta dei nostri governanti locali è diventata attività improduttiva, chi voleva capire, ha capito, per gli altri è inutile.
Andrebbero semplicemente cacciati. Si, ma in che modo e con quali forze?
Qualcuno, da marzo di quest’anno, sta provando a lanciare l’ipotesi di un’ aggregazione progressista (e non un campo largo largo e coglione coglione che favorisce ulteriore astensionismo) tra società civile e forze politiche che non può prescindere da un nuovo PD depurato dei vecchi schemi (e personaggi) d’inizio millennio che portarono alla crisi distruttiva la città dell’opulenza e al conseguente dilagare del cattivo, anzi pessimo, governo.
E c’è stato anche un momento in cui sembrava che il PD cittadino avesse avviato la svolta: è stato quando la segreteria cittadina di Rossana Salluce
ebbe a organizzare il 17 maggio scorso un’ affollata assemblea invitando a raccontare la sua esperienza la neo-sindaca di Perugia Vittoria “Dada” Ferdinandi,

eletta nel 2024 non dal “campo largo dell’ambiguità”, ma da una “coalizione progressista” costruita su un programma fortemente partecipato in un’alleanza chiara e determinata

Vittoria Ferdinandi, dunque, accompagnata dal vicesindaco e assessore alla Cultura Marco Pierini, senese, storico dell’arte, già direttore del Centro di Arte contemporanea di Siena e poi della Galleria Nazionale dell’Umbria

raccontò allora, diffusamente e in dettaglio, la vicenda politica della città umbra mettendo esplicitamente in luce le forti analogie con la vicenda senese: come il PD nostrano riuscì a regalare nel 2018 il Comune alle bizzarrie nefaste della giunta De Mossi restando arroccato a difesa passiva del proprio “potere” dopo le sventure dovute alla sua incosciente megalomania da potere bancario, così il PD perugino non seppe reagire agli attacchi della destra che accusava tutta la classe dirigente del clima che, secondo la propaganda razzista e becera, avrebbe portato all’omicidio nel 2007 di Meredith Kercher, arroccandosi a sua volta nelle segrete stanze senza aprirsi alla società civile e alle forze civiche e progressiste. Il vizio originario della cieca autosufficienza burocratica favorì nel 2019 il grande inganno del “cambiamento” promesso dalla destra come poi era puntualmente successo a Siena l’anno precedente.
Quel 17 maggio Vittoria Ferdinandi, reale espressione civica della comunità progressista perugina e non dirigente di partito calato dalla segreteria come la perdente Anna Ferretti, non si mostrò per niente tenera con i dirigenti storici del PD perugino addossando loro tutta la responsabilità della vittoria destrorsa del 2019 e la reazione di Rossana Salluce, ma anche dell’assemblea (e soprattutto dei giovani PD presenti) fece capire che i tempi potevano considerarsi maturi per una seria riflessione sulle pregresse esperienze e per scelte capaci di imprimere forte innovazione.
Invece ne è seguito un lungo periodo di silenzio. E di immobilità.
Si apprende ora, per vie traverse, che il PD sarebbe al pigio del duro lavoro (tutto interno) in vista del non più lontano 2028, probabilmente l’ultima chiamata per gli ipoudenti, sempre numerosi.
E lo si apprende insieme alla notizia che Valenti, segretario provinciale del PD,

ha sferrato un duro attacco alla segreteria regionale del suo partito con queste parole, riprese da La Nazione
Direzione regionale del Pd: “Azzerare la segreteria”
Il segretario provinciale Valenti dà voce ai malumori diffusi dopo il voto “Chi rappresenta il territorio non ha lavorato per la Federazione di Siena”.
Ora anche un bambino noterebbe che l’accusa non riguarda la trascuratezza verso i problemi del sud della Toscana in generale e senesi in particolare, ma il fatto che, in Regione, non si sia “lavorato (sic) per la Federazione di Siena”.
Del resto è dal momento in cui è uscita la notizia che Bezzini non sarà assessore, ma solo capogruppo del PD in Consiglio regionale (come si trattasse di una sinecura politicamente irrilevante), che Siena manifesta la sua ribelle insofferenza che si sforza di far passare come strenua difesa del territorio nonostante che, da molti elementi, si possa rilevare una lotta di tipo personalistico e financo di campanile.
Ci si deve spiegare, infatti, che cosa mai abbia ottenuto il territorio senese dai cinque anni di assessorato alla sanità di Bezzini

come ci si deve spiegare che cosa mai abbia ottenuto il territorio, magari anche solo come cambiamento di prospettive di attenzione, dagli assessorati di Monica Barni (che era anche vicepresidente), di Luca Ceccobao, di Susanna Cenni, di Moreno Periccioli, di Emo Bonifazi (per dieci anni), di Roberto Barzanti; di converso ci si deve spiegare quali mai sventure ci siano capitate (e non da noi direttamente prodotte) durante la prima, terza, quinta, ottava, e nona legislatura regionale quando Siena ha avuto “solo” consiglieri regionali e non assessori.
Insomma bisogna credere che, allora, non si sentisse la priorità ora rievocata da Valenti, di “lavorare per la Federazione di Siena” …?
Grosseto, Siena, in parte Arezzo, sono “aree interne marginali”? Sono quelle in cui, per dirla con Valenti tanto per fare un esempio tra tanti, “se devo fare un banale esame medico a mio figlio che ha quattro anni questo comporta svegliarsi alle cinque, prepararsi, fare due ore di auto, tenere un bambino cinque ore digiuno e perdere una mattina di lavoro”? Ora, a parte le evidenti esagerazioni retoriche (reparti di pediatria, almeno per banali esami risultano presenti anche a Nottola e Abbadia) è da notare che Valenti, mentre solleva l’attenzione al “lavoro per la federazione di Siena” sceglie proprio — tra i tanti possibili — un esempio che riguarda il settore della salute, già affidato a Bezzini.
Che poi dietro l’attacco inusitato di Valenti, ci sia proprio il risentimento per non avere avuto l’assessorato, lo si deduce dal fatto che analogo risentimento arriva proprio da quei territori che, come Prato ed Empoli, avendo subito analoga sorte, sono, come riferisce la stampa, “sul piede di guerra” (tra parentesi si noterà come, essendo undici i territori provinciali toscani se ci si aggiunge Empoli — che provincia non è — e nove gli assessori, non sembra facile accontentare tutti).
Insomma, mentre si sono avallate tutte le sciagurate operazioni che hanno portato alla vittoria della destra (il generalizzato consenso alle decisioni “bancarie” del primo decennio del secolo, l’elezione di Enrico Letta, il regalo a Giorgia Meloni del governo del Paese alle nazionali del 2022, la forzata e tardiva presentazione di Anna Ferretti per orgoglio di partito in pesante competizione col Patto Civico per favorire la Fabio) si deve prendere atto che nel PD, invece di pensare all’interesse generale e al bene comune, ci si azzanna senza riguardi.
Hai voglia a rilanciare — come ricorda ancora La Nazione — la prospettiva politica della “necessità di procedere UNITI in vista dell’avvio della ’fase due’, orientata ai territori e alla definizione di nuovi contenuti programmatici … con l’obiettivo di prepararsi alle amministrative forti del risultato regionale”… a Siena si sceglie la rissa. la divisione, l’indebolimento di ogni prospettiva di rinascita.
E’un’analisi lucida e crea poche speranze
Non capisco come nel pd non si rendano conto che il tempo corre, il 2028 è alle porte e niente di credibile per ora è stato presentato agli elettori per un’alternativa
All’inizio del 2027 dovrebbe iniziare una campagna elettorale alla Ferdinandi, strada per strada , ma con quali volti, quali idee
Mah.…..
Il timore molto concreto è che, come di consueto, bloccati dalle risse interne, tirino fuori un nome di partito all’ultimo momento… (c’è da scommettere che Ceccuzzi, che pensa di avere riacquistato credibilità, lavori per questo risultato; e non da solo).
Sembra il modo più semplice e sicuro per perdere. Ovviamente l’articolo ha lo scopo di far capire che il PD è sotto stretta osservazione e che gli elettori, anche quelli del PD sono arcistufi dei giochini interni da molto tempo.
Forse le associazioni civiche del 2023 — esclusa Sena Civitas, ça va sans dire — potrebbero farsi sentire come protagoniste e interpreti della società civile al fine di rivendicare, per un verso, e imporre, per l’altro, chiarezza sulle prospettive e sul metodo di lavoro incentrato su concordati programmi.
La Redazione