Nessuno si aspettava che l’assemblea degli azionisti portasse al rientro di Lovaglio.
(*)
Sarà per questo che, anche a botta conclusa, i giornali si limitano alla notizia e non si spingono a fornire spiegazioni. Peraltro non manca chi — come Domani — fa derivare l’inaspettato ritorno di Lovaglio — dopo il suo “licenziamento” — dalla dichiarazione della Meloni del 27 febbraio, quando affermò che «Il ruolo del governo in Mps è finito». Ci sembra una bugia perché si sa che Caltagirone era ben appoggiato dalla Presidente che lo lasciava libero di portare avanti il suo disegno di tenere in piedi le tre distinte partecipazioni in MPS, in Mediobanca e nelle Generali che gli avrebbero consentito di disporre di un potere di controllo largo e consistente.
Così, dopo il referendum e altra robetta di livello internazionale, Giorgia è costretta ad incassare un’altra sberla e, come prevedibile, Caltagirone, sdegnato, ha subito limitato la sua partecipazione azionaria.
Ma, a parte il Governo, la figuraccia peggiore, come al solito, è quella delle pavide Istituzioni senesi, Comune in primo luogo, che, per essere sicuro di non dispiacere in alto, è rimasto a guardare senza profferire verbo. Anche la Fondazione, che per bocca del suo presidente in scadenza si era pur lamentata pubblicamente per il trattamento riservato a Lovaglio, aveva poi deciso di partecipare all’assemblea per allontanarsi tuttavia proprio al momento del voto. Una rinuncia ad un diritto per osservare cautele incoerenti e difficilmente comprensibili.
Per questo possiamo dire che, se Siena/istituzione vince per inazione, per omissione, per ignavia, insomma a sua insaputa, vincono invece i piccoli azionisti, come l’omonima Associazione senese, nostrani e non, presenti e attivi, capaci di interventi utili e incisivi.
Vince Pino Di Blasio, oggi giornalista della Stampa, già caporedattore senese a La Nazione, applaudito per avere messo in guardia dal compiere un passo che avrebbe “fatto tornare indietro di vent’anni”:
“Rischiate di tornare a quando l’appartenenza faceva premio sulla competenza … Il Monte dei Paschi rischia di diventare una sorta di Pequod”, la nave di Moby Dick, “guidata da un capitano ossessionato”, disposto a mettere a rischio tutto pur di inseguire il proprio obiettivo.
E ora? Difficile fare previsioni sulla ricaduta degli avvenimenti nel rapporto tra la Banca e il suo storico territorio. Intanto dovrebbe andare avanti la decisione del Cda di fusione con Mediobanca. Poi si vedrà. Magari saremmo stati più contenti se Carlo Rossi avesse concluso il suo mandato, come si poteva sperare, mantenendo saldo il suo impegno. Ma si sa, “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.
(*) la foto è del Corriere di Siena.
Complimenti a l’Estensore. Ineccepibile. Speriamo non facente parte di periodi bui !!!
Nella comunità monitorante Idee in comune non ci sono donne né uomini che sono stati compromessi nei “periodi bui”. Semmai ci sono coloro che si sono opposti.
la Redazione
Finalmente un po’ di chiarezza. Grazie.
Così come vince l’associazione Pietraserena che, ancora una volta era presente all’assemblea, ed ancora una volta ha preso la parola (come di consueto negli ultimi 19 anni) con un suo rappresentante, applaudito per i 2 interventi fatti.
Il primo per esprimere perplessità sull’incremento dei compensi ai manager, il secondo per riaffermare l’importanza del metodo, del dialogo e dell’ascolto, anche, e soprattutto, delle eventuali voci di dissenso, e quindi a favore della lista alternativa a quella proposta dal CDA.
Chi volesse approfondire potrà visitare il sito dell’associazione Pietraserena
Grazie Ombre per la precisazione.
La Redazione